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venerdì 27 dicembre 2013

Torna Da Terra Marginale a Terra Originale


A Clavesana secondo step del progetto "Da Terra Marginale a Terra Originale": il futuro sostenibile dell'agricoltura in Langa in tre mosse.

Prevista domenica 12 gennaio alle 10 alle Surie la presentazione dei "pilastri" di indirizzo dei Contadini delle Langhe e di Cantina Clavesana per armonizzare attività agricola, identità locale, redditività e paesaggio: una mappatura del territorio, un concorso per nuovi progetti e un osservatorio permanente.

Un anno fa si erano dati appuntamento nel 2014 con un ventaglio di proposte per disegnare un futuro dell'agricoltura in Langa capace di contemperare le esigenze di sviluppo e di reddito con la salvaguardia dell'identità culturale e del paesaggio. Il momento è arrivato: l'Associazione del Mercato dei Contadini delle Langhe (www.mercatodeicontadinidellelanghe.it) e Cantina Clavesana (www.inclavesana.it), punto di riferimento naturale della comunità agricola locale, domenica 12 gennaio convocano nuovamente nella chiesa di Sant'Anna delle Surie a Clavesana (CN), con inizio alle ore 10, agricoltori, amministratori, stampa, esperti e chiunque abbia a cuore la terra e il futuro dell'agricoltura per dibattere sui "tre pilastri" individuati come piano d'azione del progetto pilota "Da Terra Marginale a Terra Originale"

Mappatura del territorio. "Bisogna conoscere a fondo il territorio per capire come e dove supportare lo sviluppo di un distretto agricolo vocato alle produzioni alimentari di qualità", dice il portavoce dei Contadini, Fabio Palladino . "Vogliamo realizzare un censimento del tessuto agricolo dell'area che da Ceva discende il Tanaro fino a Cherasco e che comprende circa 40 comuni tra i 100 e i 600 metri slm, un importante patrimonio di biodiversità agricola. Qui sono realizzabili prodotti di diverse filiere: vino, allevamento, caseificazione, ortofrutta, ecc. Ma quante sono le aziende agricole e con quali caratterizzazioni agronomiche? Che prospettive di continuità e di sviluppo aziendale hanno nei prossimi 5 anni? Ci sono terreni demaniali o curiali? Aree a rischio di erosione rurale? Abbiamo iniziato a raccogliere queste informazioni con l'aiuto dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, individuando una porzione di territorio pilota. I Comuni interessati da questo primo passo sono Clavesana, Dogliani, Carrù, Farigliano, Piozzo e Bastia. Seguiranno gli altri dal 2015. L'obiettivo del 2014 è completare la mappatura dei sei comuni, raccogliere altre adesioni e lavorare a una ricerca antropologica sulla definizione di identità di queste Terre Marginali, sempre in stretta collaborazione con l'Università", conclude Palladino.

Concorso nazionale per nuovi progetti di aziende agricole. "Vogliamo offrire a giovani e non che intendono avviare nuove aziende agricole o subentrare in aziende già avviate la possibilità di realizzare il loro progetto sulle Terre Marginali, attraendo così nuovi investimenti", gli fa eco la direttrice di Clavesana, Anna Bracco. "Per questo entro l'11/11/ 2014 lanceremo un concorso rivolto ai giovani di tutta Italia che abbiano progetti corrispondenti ai requisiti necessari per un investimento nelle nostre Terre. I vincitori riceveranno assistenza tecnico-agronomica, legale, amministrativa, economico-finanziaria. Verrà istituita una commissione tecnica per definire una graduatoria pubblica e trasparente e per svolgere un'attività di monitoraggio,accompagnando i beneficiari nei primi tre anni di attività. Per la divulgazione del bando sarà chiesto il contributo delle fondazioni bancarie del territorio e dei comuni aderenti. Al sostegno del bando parteciperà invece un ente che opera solo sul nostro territorio, la Banca Alpi Marittime di Carrù", sottolinea Bracco.

Osservatorio. Per dare continuità all'iniziativa, l'Associazione del Mercato dei contadini delle Langhe e Cantina Clavesana individueranno una sede operativa in cui insediare la commissione tecnica. Il suo compito sarà anche di tenere aggiornata la mappa del territorio e l'elenco delle richieste di nuovi investimenti. La commissione rappresenterà il progetto presso amministratori locali, associazioni di categoria, enti finanziatori e ogni altro soggetto interessato. Un ruolo decisivo spetterà al Comizio Agrario di Mondovì, l'ultimo in Italia, istituzione ideale per portare avanti l'iniziativa nel lungo periodo. Il Comizio non sosterrà costi: le collaborazioni saranno sempre gratuite e, se non lo fossero, saranno le aziende insedianti a sostenere gli eventuali costi aggiuntivi.

Per gli interessati, la partecipazione alla giornata di domenica 12 gennaio è libera previa preiscrizione presso la Cantina Clavesana al numero 0173 790451 oppure via mail siamodolcetto@inclavesana.it

PROGRAMMA (ci potranno essere integrazioni)

12 gennaio 2014 – Chiesa di Sant'Anna delle Surie – Clavesana (CN)

Da Terra marginale a Terra originale

Come possiamo aiutare le nuove generazioni a riappropriarsi della nostra Terra

 

Ore 10.00 - Benvenuto di introduzione

Stefano Tesi, Giornalista e Presidente ASET – Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana

L'essere comunità

Piercarlo Grimaldi, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN)

Analisi e prospettive su Clavesana

Anna Bracco, Direttrice Cantina Clavesana

 

Ore 10.30 – Testimonianze e presentazione di casi concreti di Economia Locale e Comunità Rurale

 

Ore 11:15 – Il progetto Da Terra Marginale a Terra Originale: come si realizzerà

> La mappatura delle Terre Marginali

Paola Migliorini, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN)

> Il Concorso per la selezione di nuove aziende agricole  

> L'Osservatorio permanente


Ore 12:00 – Domande e interventi dal pubblico

Ore 12:45 - Conclusioni, Stefano Tesi

Ore 13:00 – Pausa pranzo leggera

Ore 14:30 – 16:30 - Tavola Quadrata per mettersi in Rete (produttori, coproduttori, ristoratori, amministratori, associazioni, cittadini)

Ore 18:30 - Rock & the Wine | 3° edizione - Concerto nella Chiesa di Sant'Anna delle Surie: Carolyne Mas e la sua band

Ore 21:00 – Cena alle Scuole Elementari delle Surie - a cura dell'Istituto Alberghiero - Mondovì

 


GREENPEACE: 100 GIORNI DOPO IL SEQUESTRO, GLI ARCTIC 30 LASCIANO LA RUSSIA. CRISTIAN A NAPOLI



GREENPEACE: 100 GIORNI DOPO IL SEQUESTRO, GLI ARCTIC 30 LASCIANO LA RUSSIA. CRISTIAN A NAPOLI


ROMA, 27.12.13 – Gli Arctic 30 stanno andando a casa. Tutti i 26 cittadini non russi hanno un visto di uscita. L'attivista svedese Dima Litvinov è stato il primo a lasciare la Russia, passando in treno il confine con la Finlandia attorno alle 20:30 ora locale (17:30 GMT) del 26 dicembre. Gran parte dei suoi compagni sono partiti da San Pietroburgo oggi e gli altri lo faranno nel fine settimana. L'attivista italiano Cristian D'Alessandro è a casa, essendo atterrato all'ora di pranzo all'aeroporto di Napoli. I ventotto attivisti e due giornalisti freelance erano stati incarcerati dopo una protesta pacifica contro una piattaforma petrolifera artica gestita da Gazprom, avvenuta il 18 settembre. Il giorno dopo, il 19, la nave di Greenpeace International 'Arctic Sunrise' era stata abbordata in acque internazionali da agenti di sicurezza russi, per venire poi rimorchiata a Murmansk dove i trenta sono stati poi arrestati.


Phil Ball, inglese, ha così descritto la vicenda: "Stiamo celebrando , ma voglio dire che questo non sarebbe mai dovuto accadere. Cento giorni fa siamo stati sequestrati in acque internazionali da un commando armato. Abbiamo affrontato accuse ridicole, la pirateria prima, poi il teppismo, e abbiamo trascorso due mesi in prigione per un crimine che non abbiamo commesso. Noi eravamo colpevoli di nulla di più che avere una coscienza. Abbiamo navigato verso nord solo per protestare pacificamente contro una nuova industria spericolata, perché a volte una presa di posizione è l'unica cosa che puoi fare. Questo è quello penso a proposito delle perforazioni petrolifere nell'Artico, e anche se ora sono libero non abbiamo ancora vinto la campagna per salvare l'Artico. Siamo più vicini, ma c'è ancora una lunga strada da percorrere". 


Prima di riunirsi con la propria famiglia, anche Cristian D'Alessandro ha fatto un commento: "Ci siamo, ce l'abbiamo fatta. E' stato un onore per me vivere tutto quello che abbiamo passato insieme al capitano (Peter Willcox, ndr.) che era a bordo della prima 'Rainbow Warrior' quando fu bombardata e affondata dai servizi segreti francesi nel 1985. Un piacere passare attraverso queste difficoltà con alcuni dei membri dell'equipaggio del mio primo viaggio sull''Arctic Sunrise', e con i nuovi marinai che ho incontrato. E' un piacere aver incontrato personalmente alcuni dei quasi 140 appartenenti alla squadra di appoggio, che ha lavorato intensamente per renderci la vita più facile. E sarò per sempre grato ai milioni di persone in tutto il mondo che ci hanno sostenuto negli ultimi tre mesi. E' strano pensare che in qualche modo è stata una grande esperienza: di sicuro ha cambiato le nostre vite. Alla Gazprom, alla Shell e a tutte le compagnie che intendono perforare l'Artico in cerca di petrolio possiamo dire che la campagna di Greenpeace non si ferma qui, e non si fermerà fino a quando questo ecosistema così fragile, e così importante per il clima terrestre, non sarà protetto". 



L’oro che avvelenano le autorità mondiali dell’ambiente



L'oro che avvelenano le autorità mondiali dell'ambiente.

Mi collego a un articolo dell'illustre professor Giorgio Nebbia pubblicato da "gaiaitalia.it" dal titolo "L'oro nelle fogne". Scrive: "Così la ricchezza "contenuta" nei prodotti del metabolismo urbano, invece di diventare oro-concime per l'agricoltura, va in gran parte perduta quando non finisce per intossicare la natura. Naturalmente migliaia di chimici, biologi, ingegneri, nel mondo stanno affrontando il problema sperimentando trattamenti chimici e microbiologici, talvolta con successo come hanno mostrato i recenti studi inglesi pubblicati nella rivista "New Scientist". Il cammino è ancora lungo e il premio, per chi riuscisse a depurare e recuperare sostanze commerciali dai centomila miliardi di litri di acqua che ogni anno entrano nelle case del mondo e ne escono carichi di rifiuti, è la coscienza di aver alleviato, almeno un poco, la fame e di aver migliorato la salute dei nostri concittadini della Terra" .

Purtroppo il famoso professor Nebbia si sbaglia. Non è vero che migliaia di chimici, biologi ingegneri stanno affrontando questi problemi. Forse cercano qualche altra cosa. Il recupero di quell'oro è molto semplice. Sta nella modifica delle stesse fogne che devono diventare anche depurative. Il premio della soddisfazione di aver risolto questo problema, per il momento, non mi è concesso perché ho raccolto soltanto silenzi. Nessuno ha mai realizzato qualcosa del genere in un qualsiasi comune italiano e del mondo, nonostante questa proposta abbia almeno tre anni.  

Eppure per sapere chi ha ragione basterebbe citare il testo sacro di Giovanni Bianucci e Ester Ribaldone "Il trattamento delle acque inquinate", quando spiega la cinetica dei processi biologici, dice che questi si svolgono in cinque fasi. Descrivo solo quelle iniziali.

I) "Fase Stazionaria", durante la quale non v'è aumento del numero delle cellule dei microrganismi demolitori della sostanza organica, perché questi microrganismi stanno secernendo gli enzimi, i quali, combinandosi con il substrato nutritizio, catalizzeranno le reazioni di demolizione.

II) "Fase di avviamento" durante la quale le cellule incominciano a moltiplicarsi lentamente e le reazioni si avvicinano alla velocità di regime. La riproduzione avviene generalmente per divisione binaria: la cellula madre si divide in due cellule identiche. Questo fenomeno ha luogo abbastanza rapidamente. In condizioni ottimali il tempo di generazione e di circa trenta minuti. Dopo inizia la moltiplicazione logaritmica delle cellule. Se si ammette un tempo medio di generazione di trenta minuti, significa che in 24 ore si formeranno circa 280mila miliardi di nuove cellule.

Ovviamente, molti fattori influenzano la durata del processo stazionario, di avviamento, e quelli successivi denominati "crescita logaritmica illimitata", "crescita limitata" e "fase endogena". Ma quello che le fogne dovrebbero fare è soprattutto la separazione delle sostanze organiche da demolire dall'acqua da depurare e lo dovrebbero fare nella fase stazionaria, prima che inizi la fase di avviamento, per recuperare interamente il valore energetico dei fanghi biologici. Invece, le fogne fanno l'esatto contrario. Non solo non fanno la separazione ma coinvolgono nel processo demolitivo anche le acque piovane, che notoriamente acide, innescano processi di acidificazione, non utili al recupero energetico  e dei sali minerali che preferirebbero una fermentazione metanica. Se consideriamo che, secondo l'ACEA, Roma, da sola, ha una rete di 3500 chilometri possiamo immaginare quello che succede nelle fogne dove i liquami stazionano per mesi. La decomposizione delle proteine contenenti zolfo sviluppano idrogeno solforato e successivamente acido solforico mentre la decomposizione di urine, feci, che sono composti azotati, producono azoto ammoniacale. Quello che arriva ai depuratori sono liquami settici (senza ossigeno) che assorbono soltanto energia per ossigenarli e additivi chimici per far precipitare i fanghi nelle vasche di sedimentazione ossidazione, i quali altrimenti non precipiterebbero più, avendo perso le caratteristiche biologiche originali. Questi processi lunghi e costosi si potevano evitare depurando nella stessa città immediatamente i liquami insieme a fumi delle caldaie domestiche in moduli depurativi verticali  con la zona superiore aerobica, che non produrrebbero cattivi odori. Ma quello che è peggio è il fatto che in moltissimi casi, nei depuratori, questi liquami non possono essere trattati (soprattutto in caso di piogge) e sono sversati nei corpi idrici più vicini (persino in laghi senza effluenti) depositando nei fondali  le sostanze con domanda di ossigeno, mentre ammoniaca e idrogeno solforato intossicano microrganismi e patrimonio ittico, azoto e fosforo sviluppano una flora indesiderata che produrrà altre precipitazioni nei fondali, fino alla morte della vita nell'intero bacino.

Ufficialmente i depuratori sono dimensionati, per depurare i carichi organici. Nella realtà fanno un altro lavoro. Cercano di rimediare ai danni provocati dalle fogne. Sarebbero più utili se almeno coprissero le vasche: non emetterebbero CO2 nell'atmosfera. Ma non sono coperti. Se lo sono serve soltanto a coprire i cattivi odori.

Le proposte del sottoscritto per recuperare l'oro fognario si possono ricostruire in ordine cronologico leggendo i seguenti articoli disponibili in rete, a partire dal 2009. Questi articoli, non ospitati da riviste scientifiche. Le quali ospitano le complicazioni tecnologiche che crescono ogni giorno nei depuratori, in buona parte necessarie proprio, a causa del degrado fognario.

 Cito alcuni articoli e la data di pubblicazione che si possono trovare su Google:

Lexambiente. it 02/02/2009 "la prevenzione dell' idrogeno solforato nella rete fognaria"  4/04/2009 "Undici ragioni per rivalutare le fosse imhoff"; 28/04/2009 "La flocculazione in casa"; 15/10/2009 " La depurazione integrativa nelle case e nelle fogne";  Il Messaggero 02/05/2009 "Le carenze del sistema depurativo"; Affari italiani.it 03/06/2009 "I depuratori non producono cattivi odori"; Lexambiente. It 29/11/2010 "A Cancun non si parlerà di depurazione globale"; 23/2010 " A Cancun non si è parlato di depurazione globale" Alternativa sostenibile 31/03/20011 "Depuratori come potevano e potranno essere"; 21/03/2011 "Il Carbon Capture and Sequestraction, la scelta giusta?"; 5/05/2011 "la depurazione globale nelle città".

Nelle pubblicazioni in cui parlo di "Depurazione globale" ho supposto che le autorità ambientali mi avessero ascoltato. Cosi non è stato. Ma la fantasia mi ha consentito ugualmente di iniziare la depurazione nelle fogne: attraverso moduli depurativi verticali distribuiti strategicamente. Questa esperienza mo ha consentito di procedere alla fase successiva che consente anche la depurazione dell'aria urbana. In particolare, i fumi delle ciminiere. Non chiamatele esperienze virtuali perché si possono toccare con mano, solo con il ragionamento. Talmente sono semplici.

 Dalle fogne si inizia a recuperare dell'altro "oro", il quale catturato nelle ciminiere e trasferito in vari modi nelle acque in fase di depurazione, insieme al consumo di ossido di calcio, consente di  ottenere acque depurate e  alcalinizzate. L'oro recuperato è il CO2, anche se nessuno se lo aspetta, perché la cultura scientifica prevalente lo vorrebbe interrare nelle profondità terrestri. Infatti, il CO2 nell'aria è disastroso ma se lo tratteniamo negli impianti diventa utile all'ambiente consentendo  migliori prestazioni depurative e la formazioni di carbonati. Questo è un'altra ragione per la quale la depurazione deve essere fatta nel posto. L'inquinamento non può essere impacchettato per spedirlo a lontani depuratori e nemmeno nelle profondità terrestri.

L'altro "oro"che hanno consentito di avvelenare le autorità ambientali, con la complicità di molti scienziati chimici, biologi, ingegneri, che devono pur campare, è il calore che viene disperso nelle acque e nell'aria alle origini della produzione energetica che arriva fino al 70% del potere calorifero inferiore del combustibile utilizzato, fino all'85% quando parliamo di termovalorizzatori che bruciano CDR (combustibili derivati da rifiuti) e il 100% quando parliamo di inceneritori.

Il recupero del calore inizia con la terza serie di pubblicazioni del sottoscritto, quando parlo, oltre che di "depurazione globale", anche di "energia protettiva dell'ambiente". Cito alcuni link disponibili in rete: 

 http://libreriarizzoli.corriere.it/La-chiusura-del-ciclo-del-carbonio-antropico/QgSsEWcVFqUAAAE8u2NAdHE9/pc?CatalogCategoryID=g8OsEWcWObYAAAErxcIdhq_J&Root=eBook

http://libreriarizzoli.corriere.it/La-societ-sostenibile-industriale-che-verr-/8N.sEWcV1LwAAAE9QotxT2hu/pc?CatalogCategoryID=15.sEWcWf_sAAAErsL0dhq_J&Root=eBook

http://www.bookrepublic.it/book/9788891111050-crescere-esportando-lindustria-italiana-o-europea-nel-mondo/

http://www.meteoweb.eu/2013/01/la-crescita-sostenibile-non-e-quella-delleconomia-globale/176371/

http://www.pressenza.com/it/2012/12/la-politica-depurativa-sbagliata/

http://www.meteoweb.eu/2012/12/clima-doha-i-grandi-non-sanno-cosa-sia-la-depurazione-globale-e-lenergia-protettiva-dellambiente/171245/

http://www.meteoweb.eu/2013/01/inquinamento-globale-botta-e-risposta-con-eni/179710/

http://www.progettoenergiazero.it/la-depurazione-globale-urbana-e-lenergia-protettiva-dellambiente/

http://ilcorrieredelweb.blogspot.it/2013/12/vertice-di-varsavia-cop19.html

 Mentre scrivo questo articolo leggo che il piano quinquennale del Governo Cinese prevede di ridurre l'inquinamento nelle principali città almeno del 10% entro il 2017. Tra le misure che verranno adottate anche quella di vietare la cottura dei cibi in strada, un'abitudine della popolazione cinese che sembra non abbia accettato di buon grado la nuova norma, che va contro ''la tradizione della cucina cinese''http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Dalla-Cina-176-miliardi-di-euro-entro-il-2017-per-combattere-linquinamento_321027336524.html. In un altro piano la Cina prevede la costruzione di 322 nuovi impianti termoelettrici a carbone con una capacità installata 489.000 MWh . Questo dimostra che anche in Cina la mano destra delle autorità ambientali non sa cosa fa la sinistra.

In teoria questi impianti potrebbero ancora essere trasformati in GSP (global synergyc plant) di cui parlo da un anno. Da quanto ho deciso di recuperare anche il calore, inventando l'energia che proteggerebbe l'ambiente invece di rovinarlo. Anche in questo caso, non chiamiamole progettazioni virtuali, perché la tecnologia centra poco. Le centrali non vengono modificate ma solo distribuite diversamente sul territorio tenendo conto delle disponibilità idriche delle varie zone. Perché l'acqua serve per depurare anche i fumi.

Stimando in circa 300 MWatt la potenzialità media di un impianto GSP si riporta di seguito  Il piano energetico a carbone cinese modificato: a sinistra ci sono le quantità e le dimensioni delle centrali previste, che non possono essere depurate, a destra quelle equivalenti trasformate in GSP.  

• 4 x 6000 MWh → 80 x 300 MWh

• 4 x 5200 MWh → 69 x 300 MWh

• 13 x 4000 MWh → 169 x 300 MWh

• 99 x 2000 MWh → 693 x 300 MWh

• 114 x 1200-1320 MWh → 452 x 300 MWh

• 79 x 600 MWh → 158 x 300 MW h

• 9 x120-300 MWh → 9 x120-300 MWh

  Secondo il sottoscritto, la Cina invece di costruire 322 impianti termici dovrebbe costruire circa 1630 impianti globali GSP da 300 MWh che sostituirebbero anche i depuratori delle acque. Ma questi impianti, a parità di energia sviluppata, recuperando il calore disperso consumerebbero circa un terzo del carbone attuale. Due terzi sarebbero prodotti con energia biologica prodotta negli stessi impianti. Le acque che attraverserebbero gli stessi impianti andrebbero a risanare i laghi e i mari, essendo restituite depurate e alcalinizzate. Il compost prodotto da questi impianti potrebbe risanare i terreni inariditi. Ma la potente Cina che prevede queste 322 mega centrali termoelettriche e  distribuisce computer, pannelli solari e pale eoliche in tutto il mondo, per proteggere l'ambiente vieta i barbecue per strada.

 Eppure nell'articolo sopra citato si scrive che la Cina spenderà 176 miliardi di euro entro il 2017 per combattere l'inquinamento. Ci sarà fra tutti questi euro qualcuno destinato agli impianti seri che proteggano l'ambiente? Non è colpa della Cina che copia tutto. Ingrandisce le potenzialità produttive ma anche gli errori dei propri maestri. I loro maestri in materia ambientale siamo stati noi e lo siamo ancora. Agli impianti che propone il sottoscritto, probabilmente non crederanno nemmeno i cinesi se non vedranno dei campioni funzionanti europei. Ma in Europa nessuno parla di  realizzare questi campioni. I responsabili ambientali non possono ammettere di aver sbagliato fogne e depuratori. Cercano di difendere l'ambiente per via indiretta, attraverso le nuove energie. Ma nel settore eolico e solare sono già stati superati dagli stessi cinesi. Le speranze si sono riversate sull'energia biologica e già sono stati commessi errori cercando di trasformare gli agricoltori in produttori di energia. Adesso si apprestano alla guerra dei biocarburanti. Di proteggere l'ambiente per via diretta, cambiando fogne e depuratori, nessuno ne vuole parlare. E nemmeno di depurare acqua e aria mentre si produce energia. 

Lo stato dell'arte non avanza in nessun settore senza investire in uomini e mezzi. E lì ambiente per via indiretta può essere protetto solo parzialmente. Non possiamo pensa re di condizionare l'addolcimento delle acque oceaniche per via indiretta. Solo le grandissime aziende, come quella automobilistica, mettono insieme molte figure professionali per migliorare qualità, ricerca, progettazione e tempi di produzione. Le altre si concentrano soltanto su poche tecnologie. E' stato molto sbagliato suddividere l'ambiente globale in tante attività separate, invece di considerarlo come una grande fabbrica automobilistica dove tutti i reparti e gli uomini sono collegati per ottenere pochi prodotti finali: Energia pulita, acque depurate e alcaline, compost per l'agricoltura. Ancora oggi chi produce energia sa poco o niente dei trattamenti depurativi; chi depura le acque non sa niente della depurazione dell'aria, chi si occupa di sistemi industriali si tiene ben lontano dai problemi ambientali. Solo in questo modo si possono spiegare centrali elettriche, depuratori, inceneritori, digestori, compostaggi, CDR, distribuiti a caso sul territorio. La protezione dell'ambiente è affidata a consulenti presi a caso per risolvere problemi locali senza mai inquadrarli sotto l'aspetto globale. Mentre nella produzione di automobili, lavastoviglie, televisori, computer, nulla è lasciato al caso.

 Nel settre ambientale nessuno si è accorto che la depurazione globale richiede delle posizioni obbligate, degli impianti e dei dimensionamenti che non possono essere trascurati. La produzione energetica fossile deve essere proporzionata in funzione delle disponibilità idriche della zona e devono essere previsti collegamenti tra gli impianti affinché nulla vada sprecato, non soltanto per non inquinare ma anche per recuperare risorse come il calore, i fanghi e il CO2.

Oggi nessun tecnico di valore si può permettere esperienze trasversali senza penalizzare la carriera. Si organizzano corsi di aggiornamenti per manager ma nulla esce dal seminato: Nessuno si domanda chi è capace di mettere insieme gli impianti sul territorio in modo logico se nessuno si allena a ragionare trasversalmente, al di fuori degli schemi imposti dalle multinazionali alle autorità ambientali. I capitali investiti devono rientrare subito nelle tasche degli investitori e questo impedisce la realizzazione di opere strutturali a lungo termine. Le quali sono le sole che potrebbero proteggere l'ambiente. Purché siano opere moderne al passo con i tempi, nelle quali entrino anche le tecnologie, ma in un disegno globale della protezione dell'ambiente non locale. E' dimostrabile scientificamente che una depurazione locale incompleta dell'acqua e dell'aria danneggia l'ambiente a livello globale.  

 Tuttavia, le regioni, i singoli Stati, l'Europa, ONU la "Banca Mondiale" finanziano ancora impianti depurativi energetici progettati con criteri locali, lontani dai concetti fondamentali della protezione globale dell'ambiente. E' evidente che in questi grandi organismi ci sono molte figure professionali. Certamente fanno riunioni e si scambiano idee ma i risultati dimostrano che non progettano e lavorano insieme.

 I Paesi emergenti, arrivando tardi allo sviluppo industriale, non hanno acquisito il diritto a inquinare, ma quello di sfruttare direttamente le tecnologie globali e l'energia protettiva dell'ambiente, evitando tutti i nostri errori. Continuando a tacere e a impedire che nascano queste innovazioni i paesi industrializzati cercano di vendere una tecnologia obsoleta ai paesi emergenti, invitandoli a inquinare ancora di più di quanto facciano con il mercato delle quote di CO2 e lo spostamento delle attività inquinanti nel loro territorio.

La proprietà  intellettuale è stata inventata per tutelare le aziende, non le idee. Come inventore ambientale, controcorrente, non ho mai trovato finanziatori e non ho mai potuto scaricare un euro dalle tasse di deposito pagate e da quelle di mantenimento dei brevetti. Le normative brevettuali nazionali e internazionali dovrebbero essere modificate per tutelare le invenzioni snobbate dalle aziende e dalle autorità ambientali. I brevetti concessi agli inventori privati, se non interessano le aziende, dovrebbero essere congelati, senza il pagamento delle tasse, fino a quando non inizia lo sfruttamento. Non sono rari i casi in cui grandi aziende acquistino e blocchino progetti innovativi scaricando tra li oneri passivi le spese di mantenimento dei brevetti (L'inventore privato senza redditi li deve abbandonare). La gente che protesta sa quello che non vuole, non quello che vuole, che dovrebbe essere frutto di una progettazione pubblica, al di sopra delle parti, che nessuno fa fino in fondo. Mancano anche le competenze per andare fino in fondo. Esistono vuoti incolmabili tra un ministero e l'altro che ci trasciniamo dall'avvento dell'epoca industriale. Le autorità ambientali come hanno reso obbligatorie le marmitte catalitiche delle auto, sulle quali si nutrono dei dubbi, dovrebbero vietare le attuali ciminiere che non hanno nulla di tecnico e scientifico; rendere obbligatori impianti che consentano il recupero del calore e del CO2 dai grandi e piccoli impianti termici; la depurazione dell'acqua insieme all'aria in cicli chiusi senza emissioni atmosferiche nocive all'ambiente e le acque depurate dovrebbero essere adeguate almeno al valore alcalino del corpo idrico ricevente. Molte prescrizioni le fanno sui piccoli impianti, dove avanza lo stato dell'arte, e non le fanno sui grandi, dove lo stato dell'arte ristagna. Gli attuali impianti fognari dovrebbero essere vietati perché sono contrari ai più elementari principi della depurazione biologica e dell'economia. Le energie alternative, solare, eolica, idroelettrica, le turbine marine, non possono recuperare l'oro sprecato nelle fogne e nelle ciminiere, che si trasforma in veleno. Fino a quando esisteranno, le energie fossili dovrebbero essere affiancate da quelle biologiche che sono le sole che potrebbero recuperarne il calore, e dalle serre calcaree e foto sintetiche che non sono mai nate. Queste soluzioni potrebbero depurare e immagazzinare grandi portate di acqua per prevenire siccità e alluvioni, produrre biomasse energetiche e alimentari, completare il recupero del calore e trasferire i carbonati ai mari in modo sostenibile. Ma queste opere e processi non sono ancora iniziate, perché è più importante produrre prodotti commerciali che almeno il 70% della popolazione mondiale non può comprare. L'inquinamento dell'aria, a parte le nuove energie, nelle quali si investe per motivi economici, non ambientali, per le autorità ambientali europee si combatte ancora con le zone a traffico limitato e le targhe alterne. Quelle cinesi che sono all'avanguardia, vietano anche i barbecue per strada. Brutti tempi, come sempre, per gli inventori ambientali che propongono la depurazione globale e l'energia protettiva dell'ambiente.


                                                                                                                                                                              Luigi Antonio Pezone

 

  

martedì 24 dicembre 2013

Le acque territoriali tedesche straripano di bombe inesplose

Una bomba a orologeria le acque territoriali tedesche. Nel fondo del Mar Baltico e nel Mare del Nord si trovano circa 100.000 tonnellate di munizioni chimiche. Esperti parlano di effetti devastanti per l'ambiente e per la pesca. Quali garanzie per i consumatori UE?

Un problema che è noto alle autorità tedesche e che però non è entrato a far parte del dibattito ambientalista a livello europeo, ma che potrebbe avere potenziali effetti su tutti i consumatori UE, riguarda la presenza di migliaia di bombe al fosforo e chimiche presenti sui fondali a ridosso spiagge del Mar Baltico, ma anche del Mare del Nord.
Significativo in tal senso, è uno degli episodi della Seconda Guerra Mondiale: nel 1943, in particolare la notte del 17 agosto, 596 bombardieri della Royal Air Force (RAF) sganciarono 4.000 bombe al fosforo per distruggere gli impianti di Peenemunde dove Wernher von Braun stava costruendo i suoi famosi e micidiali razzi V2 che terrorizzavano la popolazione di Londra.  Circa il 40% delle bombe cadde nel mare, a est di Peenemünde.
70 anni dopo i bombardamenti, le bombe sono ancora attive. A causa della corrosione, infatti, il fosforo ha cominciato ad emergere, e quando la corrente è favorevole a causa delle frequenti tempeste, risale sotto forma di pietre gialle e va a depositarsi sulla spiaggia. Un pericolo per centinaia di collezionisti d'ambra che camminano tra Peenemünde e Zinnowitz. Se, invero, i pezzi fosforo vengono riscaldati ad una temperatura di 20 gradi, si accendono spontaneamente e possono raggiungere temperature di 1300 gradi Celsius.
Ma non è solo nella località balneare di Usedom che si concentra il problema. Secondo gli esperti è tutto il Mar Baltico ad essere diventato, nel corso della storia ed in particolare della Seconda Guerra Mondiale, una bomba a orologeria poiché sono depositati sui suoi fondali, secondo alcuni calcoli, più di 100.000 tonnellate di armi chimiche e 2.000,000 tonnellate di munizioni convenzionali. 
Ed il pericolo è in agguato: la corrosione può permettere al materiale chimico di raggiunge la catena alimentare.
In un recente rapporto, l'organizzazione tedesca "Munition im Meer" ha lanciato l'allarme per avvertire del pericolo che si trova sul fondo del Mar Baltico e del Mare del Nord, anche a causa di una decisione non convenzionale da parte dei vincitori alleati. Poco dopo la fine della guerra, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica decisero che il resto dell'armamento tedesco doveva restare inutilizzato e sepolto per sempre nel Baltico e in vaste aree del Mare del Nord.
Per esempio, è emerso che già nel settembre 1949, l'amministrazione britannica aveva ordinato ai tedeschi, il lancio nelle acque del Mare del Nord, a circa 4 km da l'isola di Helgoland, di 6000 proiettili di artiglieria riempiti con 11,7 tonnellate di gas nervino Tabun. Nonostante l'evidenza, l'area fu utilizzata dalla marina tedesca per esercitare siluro.
Gli esperti stimano che nelle acque territoriali tedesche ci sono almeno circa 1,6 milioni di tonnellate di armi chimiche e bombe inesplose convenzionali che il tempo ha arrugginito e che riposano sul fondo del mare, costituendo un pericolo per l'ambiente, l'industria della pesca e quindi anche per i consumatori. Jens Sternheim, presidente del gruppo di esperti "Munition im Meer" ha rivelato che "E 'stato riscontrato che il materiale tossico ha raggiunto la catena alimentare".  "C'è un pericolo latente e purtroppo conosciamo solo una piccola parte delle aree contaminate".
Gli esperti hanno, inoltre, sottolineato come le autorità appaiano essere poco interessati ad avviare una bonifica costosa e necessaria. 
Per chi si è interessato del problema, tra cui il biologo marino Stefan Nehring: "il pericolo più grande è per la pesca. Le bombe sono a solo 50 metri di profondità" ed ha lanciato l'allarme ipotizzando, per esempio, cosa potrebbe accadere se queste granate s'impigliassero nelle reti da pesca per essere poi trasportate in superficie, ed ha sottolineato che "La pesca dovrebbe essere vietata in quella zona".
Il pericolo più diretto e reale risiede, tuttavia, nel fondo del Mar Baltico, dove si trovano circa 100.000 tonnellate di munizioni chimiche, il cui veleno, alla fine emergerà, come è accaduto nelle coste danesi e norvegesi.
Aleksander Korotenko, uno scienziato russo aveva predetto 10 anni fa che la bomba ecologica potrebbe esplodere dal 2020 e che avrebbe ucciso la vita nel Baltico per 100 anni.
Sono rivelazioni inquietanti, così come sorprende la sottovalutazione da parte delle autorità tedesche, sempre accorte in tema ambientale, ma forse troppo prudenti nell'occasione, probabilmente per non destare allarme nella popolazione che si nutre del pescato della zona ma che, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", non è più e solo, tedesca.
Perché il consumo del pesce non riguarda la ristretta area della Germania del Nord, ma è un fatto che riguarda tutti i consumatori europei che, a questo punto, dovrebbero essere tutelati dalle istituzioni dell'UE cui s'invoca un intervento chiarificatore, ma anche decisivo, affinché persuada il governo tedesco ad una seria e definitiva bonifica delle aree contaminate.


lunedì 23 dicembre 2013

PROSECCO PRIVEE - Prendiamoci un Sugheritivo!



PRENDIAMOCI UN SUGHERITIVO

DA PROSECCO PRIVÉE

 

Nel noto locale di San Vendemiano prende il via un'iniziativa esclusiva,

che abbina le eccellenze provenienti dalla Denominazione Conegliano Valdobbiadene D.O.C.G. all'ecologia e alla solidarietà

 

 

Conegliano, 23 dicembre 2013 – Continua l'inverno solidale di Prosecco Privée, spazio di eccellenza enogastronomica che aderisce al progetto internazionale Sugheritivo: a partire dal 20 febbraio e per tutti i giovedì fino al 20 marzo, dalle 18.00 alle 20.00, crea un'ulteriore occasione di aggregazione tra i giovani e si rende veicolo di sensibilizzazione su due fronti, l'Ecologia e la Beneficenza, rendendo il momento dell'aperitivo un'occasione speciale.

Dopo l'adesione al progetto Etico di Amorim Cork Italia, Prosecco Privée ora propone l'iniziativa, lanciata in Italia e in altri dodici paesi, promossa da APCOR (associazione portoghese dei produttori di sughero), Assoimballaggi/Federlegnoarredo e Rilegno per l'Italia, a cavallo tra i mesi di febbraio e marzo, in orario ufficioso di "aperitivo": alla presentazione di 10 tappi di sughero si avrà un calice di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG in omaggio.

Il Sugheritivo, crasi dei termini "sughero" e "aperitivo", è un momento conviviale adottato in locali selezionati d'Italia che offrono appunto un calice di vino a chi, nelle giornate e fasce orarie dedicate al progetto, consegna un determinato numero di tappi di sughero usati, anziché buttarli. L'iniziativa intende sensibilizzare in merito al riciclo e al rispetto dell'ambiente, data l'ecosostenibilità del materiale sughero, che si rivela prezioso elemento riutilizzabile in contesti differenti da quello enotecnico, in primis la bioedilizia.

Nel caso specifico di Prosecco Privée viene mantenuto il legame alla solidarietà, creato con l'adesione al progetto ETICO di Amorim Cork Italia, e al supporto tramite la vendita dei tappi raccolti della Fondazione Oltre il Labirinto, realtà trevigiana che favorisce l'inserimento sociale e lavorativo delle persone affette da autismo.

Al termine degli appuntamenti è prevista una serata-evento alla presenza di Carlos Santos, a.d. di Amorim Cork Italia, che renderà pubblici i dati di raccolta dei tappi, tradotti in fondi per la Fondazione destinataria della beneficenza e saranno inoltre messi all'asta una serie di articoli speciali, forniti ad hoc per l'occasione: l'incasso della vendita andrà anch'esso, in toto, alla Onlus Oltre il Labirinto.

Il locale è aperto tutti i giorni (esclusa la domenica) dalle 7,30 alle 21 e si trova a San Vendemiano, in via Mare 81, prima dell'ingresso di Conegliano all'A27, nel cuore del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. 

 


 

 

 

PRESENTAZIONE

Prosecco Privée si pone come riferimento a tutto tondo per gli amanti dell'eccellenza, un locale in cui oltre a degustare gli Spumanti D.O.C.G. e consumare cicchetti del territorio, si possono acquistare i vini a bottiglia, un servizio che la grande distribuzione non prevede.  È presente anche un'App gratuita, in costante evoluzione, su cui trovare ogni informazione in merito a novità, prodotti e luoghi da non perdere nel territorio, un canale diretto con la trentina di cantine, selezionate tra i 15 comuni della Denominazione, che hanno fornito le schede tecniche dei propri vini e i consigli su dove mangiare e dormire in zona. L'idea è di Sandro Adorni, Ivan Valentini e Riccardo Zandegiacomi, appena trentenni ma con esperienza pluriennale nel mondo dei locali e della ristorazione.

 

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venerdì 20 dicembre 2013

Contro lo spreco dei cibi post cenone "Cucina a impatto zero" le video ricette Whirlpool per valorizzare gli avanzi

Contro lo spreco dei cibi post cenone "Cucina a impatto zero"
le video ricette Whirlpool per valorizzare gli avanzi

In vista dei pranzi e delle cene delle festività sono on line i primi video
per piatti cucinati con i cosiddetti scarti. Pierre Ley: «è un piccolo contributo che tutti possono dare nella lotta agli sprechi alimentari»

Tre piatti da uno: non è la moltiplicazione evangelica del cibo, ma la possibilità concreta di sfruttare gli scarti della preparazione di una ricetta per dar vita ad altri cibi minimizzando gli sprechi. A spiegare come valorizzare al massimo gli avanzi della preparazione di un piatto di pesce (nasello con patate e broccoli) sono tre video realizzati dalla società Addiction per Whirlpool EMEA (i sottotitoli italiani si attivano dalla barra del menu sotto lo schermo, quarto comando da destra)


ricetta1 (patate): http://youtu.be/6xI2dJ0uvGA
ricetta2 (pasta): http://youtu.be/59BHZi9NiPk
ricetta3 (zuppa): http://youtu.be/_xH_h1uoBrE
e che sono le prime puntate della serie "Cucina a impatto zero", pubblicate on line in vista delle festività natalizie e di Capodanno, occasioni in cui gli scarti alimentari toccano il picco dopo pranzi e cenoni. Nelle tre ricette si valorizzano rispettivamente le bucce delle patate per ricavarne un saporito stuzzichino da aperitivo, i gambi dei broccoli come base per un gustoso piatto di paccheri e gli scarti del pesce per una elegante zuppa alla provenzale.

In allegato foto in bassa dei piatti; per scaricare scatti in alta cliccare sui seguenti link:

http://www.eoipso.it/include/comunicati/getfile.cfm?file_ID=1325

http://www.eoipso.it/include/comunicati/getfile.cfm?file_ID=1326

http://www.eoipso.it/include/comunicati/getfile.cfm?file_ID=1327

«La sostenibilità alimentare è una sfida globale, che è affrontata a tutti i livelli, dalle istituzioni internazionali ai singoli governi, ai grandi gruppi industriali, alla ricerca e all'università, ma ognuno di noi, nella pratica quotidiana in cucina, può e deve fare la sua parte -afferma Pierre Ley, Media relations manager Whirlpool EMEA e protagonista dei video-. Su questo ultimo aspetto si concentrano i video, che, oltre a presentare ricette di semplice realizzazione, vogliono offrire uno spunto di riflessione: tutto quello che buttiamo dalle nostre tavole è veramente uno scarto o può essere utilmente reimpiegato?». Non è casuale che le riprese dei video siano avvenute nella Leaf (Life Energy And Future) house ad Angeli di Rosora (Ancona), dove Enrico Loccioni, imprenditore hi-tech visionario, ha creato una vera e propria comunità che produce in autonomia e da fonti rinnovabili tutta l'energia che utilizza, quindi a impatto zero. «Se qualche consiglio sul riutilizzo del cibo può essere utile per le festività imminenti e per sensibilizzare sul problema dello spreco -continua Ley- il nostro impegno come multinazionale leader degli elettrodomestici, quindi parte della filiera del cibo per quanto concerne le fasi di cottura e conservazione, guarda alla sostenibilità alimentare in un orizzonte più ampio, che è quello scelto da Expo 2015 e che rappresenta una delle sfide globali più pressanti degli anni a venire». In effetti la serie di ricette è stata realizzata nell'ambito delle riprese del documentario Zero Impact, presentato pochi giorni fa a Milano e che illustra come Whirlpool sia in prima linea in questa sfida, con i propri laboratori di ricerca e sviluppo e con prodotti già pensati per un corretto utilizzo delle risorse alimentari (http://www.youtube.com/watch?v=nTOtt6zzXDU&feature=share attivare la funzione apposita di youtube per i sottotili italiani). Soltanto in Italia (dati contenuti nel rapporto 2013 sullo spreco domestico realizzato da Knowledge for EXPO) lo spreco vale 8,7 miliardi di euro, poco più di 7 euro per famiglia ogni settimana. Questi sprechi valgono il 3% del consumo energetico nazionale.

 

Whirlpool EMEA e Whirlpool Corporation Con circa 10.400 dipendenti, una presenza sui mercati di oltre 30 paesi europei e siti produttivi in sette paesi, Whirlpool Europe, Middle East & Africa (EMEA), n. 1 al mondo nella vendita di grandi elettrodomestici, è una società interamente controllata da Whirlpool Corporation. L'azienda leader a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di grandi elettrodomestici ha avuto nel 2012 un fatturato annuale di 18,1 miliardi di dollari, 68.000 dipendenti e 65 centri di produzione e di ricerca tecnologica in tutto il mondo. L'azienda commercializza i marchi Whirlpool, Maytag, KitchenAid, Jenn-Air, Amana, Brastemp, Bauknecht e altri importanti brand quasi in ogni paese del mondo. Il Centro Operativo Europeo di Whirlpool si trova in Italia, a Comerio (VA). Per ulteriori informazioni sull'azienda, www. whirlpool.eu;
Facebook: https://www.facebook.com/WhirlpoolEMEA
Youtube: http://www.youtube.com/channel/UCYp5DzqdN7I8fgrRGsOztrg
LinkedIn: http://www.linkedin.com/company/whirlpool-emea
Slideshare: http://www.slideshare.net/EMEAHQ



giovedì 19 dicembre 2013

PosteShop: scopri il Calendario dell'avvento e lo speciale Eataly

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mercoledì 18 dicembre 2013

Bollette più chiare e smart metering efficiente




Bollette più chiare e smart metering efficiente

16 dicembre 2013 - "La fattura deve essere uno strumento di comunicazione per il fornitore, anche per dare al cliente un'indicazione di spesa e una segnalazione in caso di superamento di una certa soglia di consumo energetico", lo ha affermato Pierlorenzo Dell'Orco, direttore mercato di Sorgenia, al convegno nazionale Smart utility open meters che si è tenuto a Roma alcuni giorni fa.

Il quotidiano online Energie Sensibili (www.energiesensibili.it) ha dedicato al convegno un articolo. In Italia oggi gli smart meter (i cosiddetti contatori intelligenti) collocati presso i consumatori finali sono di proprietà del distributore locale, che li ha installati e comunica ai fornitori di energia le informazioni raccolte. Un meccanismo ancora non completamente efficiente, perché il distributore non trasmette i dati in tempo reale ma con un gap temporale che va da minimo un mese nel caso dei misuratori per l'elettricità fino a un anno per quelli del gas. Aggiunge Dell'Orco: "Secondo i nostri dati dal 5 al 20% delle misurazioni non viene correttamente trasmesso alla società di vendita – come noi e come tutti gli altri operatori che si muovono sul mercato libero. Ciò comporta conseguenze dirette per il consumatore. Insieme ai numeri, cioè, si perde la possibilità di offrire al cliente dei servizi aggiuntivi: un alert quando i consumi stanno superando una certa soglia, una proposta commerciale rimodulata sulla base del proprio fabbisogno energetico".

Un grande Natale con Topolino e Violetta


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