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venerdì 28 maggio 2010

Oil&Gas: come affrontare le sfide dell'eccesso di offerta (capacità di raffinazione petrolifera e di gas) e della riduzione della domanda.

La crisi economica sottolinea i nodi e le incertezze del settore Oil&Gas.

Come affrontare le sfide dell'eccesso di offerta (capacità di raffinazione petrolifera e di gas) e della riduzione della domanda.

E' prevedibile un aumento della competitività o una destabilizzazione dei mercati?

Si è da poco concluso a Roma il Workshop Safe Oil & Gas che ha aperto la serie di eventi Safe, che ormai costituiscono un tavolo privilegiato di discussione sulle tematiche del mondo energetico ambientale.

Tra gli altri, hanno partecipato all'evento: Raffaele Chiulli - Presidente Safe; Guido Bortoni - Capo Dipartimento Energia Ministero dello Sviluppo Economico; Piero De Simone - Direttore Generale Unione Petrolifera; Paolo Luca Ghislandi – Segretario Generale AIGET; Salvatore Pinto - Amministratore Delegato EGL; Dario Scaffardi - Direttore Generale Saras; Vincenzo Cioffo - Direzione Mercati AEEG.

Raffaele Chiulli nella sua relazione di scenario ha evidenziato come il perdurare della crisi economica abbia provocato effetti ancor ben visibili nel settore energetico ambientale e principalmente in quelli dei prodotti petroliferi e del gas naturale.

"Sul lato oil si è vissuto nel primo bimestre 2010 un decremento del 7,2% del consumo di prodotti petroliferi – ha sostenuto il Presidente Safe - rispetto allo stesso periodo del 2009 ed una progressiva riduzione delle esportazioni (export prodotti -11,3% nel 2009 vs. 2008)". Chiulli ha fatto notare anche come l'esubero di capacità e la difformità nella composizione della domanda di prodotti abbia sbilanciato la capacità di raffinazione. La contrazione della domanda ha ridotto, inoltre, i tassi di utilizzo degli impianti nel 2009 (82% rispetto a circa il 95% nel 2005-2008). A tutto ciò si aggiunge la crescente competizione della capacità di raffinazione dei paesi del Medio Oriente e lo sfidante obiettivo per i biocarburanti, la cui produzione sta aumentando a tassi molto elevati. (da 10 mln toe del 2000 a 50 milioni di toe nel 2009. Le previsioni indicano che la produzione dovrebbe raddoppiare tra il 2009 ed il 2015 sino ad arrivare a circa 270 mln di toe nel 2030 (9% della domanda mondiale del settore trasporti). Una "crisi" dunque dai contorni congiunturali ma che nasconde un nucleo strutturale.

"Sul lato gas invece – ha affermato Chiulli - le maggiori criticità riguardano sicuramente la riduzione dei consumi per effetto della crisi (calo pari a circa il 9% rispetto al 2008), l'eccessiva dipendenza (oltre 60%) da questa fonte per la generazione elettrica, la difficoltà di accesso alle infrastrutture di trasporto e stoccaggio e il riassetto del sistema alla luce dell'evoluzione della domanda e degli obiettivi auspicati dal Governo."

Ribadendo la criticità delle strutture di raffinazione, Guido Bortoni ha evidenziato come non basti porre attenzione solo sul processo si delocalizzazione di questi impianti, ma sia necessario anche elaborare scenari credibili legati alla mobilità elettrica nel settore di trasporti (si prospettano circa 8 milioni di auto elettriche da qui al 2025).

"Per quanto riguarda il settore gas – fa notare Bortoni - la situazione attuale è caratterizzata da una rottura del paradigma basato sulla sincronia tra capacità di adduzione e contratti di approvvigionamento di lungo periodo, di fronte alla quale si prospettano 3 scenari". Il primo si fonda sul contemporaneo eccesso di infrastrutture e di adduzione in modo da stimolare la concorrenza tra le diverse forniture e sfruttare un mercato di tipo spot; il secondo (scenario no commodity) si caratterizza per un incremento delle infrastrutture, senza aumentare l'adduzione per incentivare la flessibilità del sistema, rafforzandolo con strutture di stoccaggio per consentire arbitraggi di prezzo; il terzo, invece, non agisce né su infrastrutture né su adduzione, ma si basa sull'azione di soggetti in grado di negoziare le migliori condizioni contrattuali con i paesi produttori, che fanno gran parte del loro bilancio statale con la vendita di gas.

Il tema delle infrastrutture è stato affrontato anche da Vincenzo Cioffo. "E' necessario considerare politiche di lungo periodo che prendano in considerazione cambiamenti di scenario a 10 anni e quindi realisticamente correlabili ai tempi tecnici per lo sviluppo delle infrastrutture, approfondire fenomeni come i contro flussi nel campo del gas, l'evoluzione di tecnologie digitali da applicare alla rete e lo sviluppo esponenziale del gas non convenzionale".

Nel corso della tavola rotonda che è seguita, Dario Scaffardi e Piero De Simone hanno sottolineato il ruolo strategico della raffinazione e la necessità di avere un quadro normativo stabile nel tempo, necessario agli operatori per pianificare gli investimenti che consentano all'industria nazionale ed Europea di poter competere ad armi pari nel mercato internazionale. In merito al mercato del gas gli interventi di Salvatore Pinto e Paolo Luca Ghislandi hanno sottolineato come la crisi possa rappresentare una opportunità per portare a completamento le riforme attese dal sistema gas.

Nel corso dell'evento, alcuni partecipanti all'undicesima edizione del Master hanno presentato un project work dedicato ad un'analisi dei presupposti attraverso i quali l'Italia possa di diventare hub europeo del gas. In particolare, lo studio ha analizzato due possibili casi: uno "ideale" ed uno "realistico". Per ognuno di questi è stato individuato uno scenario "di riferimento" ed uno di "efficienza energetica", tenendo conto dell'eventuale realizzazione di impianti nucleari sul territorio nazionale.

Il primo ipotizza il raggiungimento di una capacità di gas commerciabile di circa 40 Gmc, soglia massima di convenienza tra acquisto e vendita. Per realizzare tale capacità sarebbe indispensabile un massiccio potenziamento delle infrastrutture, per un impegno finanziario stimato in quasi 56,5 Mld€. Il secondo, invece, ha ipotizzato la presenza delle infrastrutture con maggiore probabilità di essere realizzate, per un impegno finanziario di 28,5 Mld€.

Lo studio si conclude evidenziando come la paventata sovracapacità di gas possa rappresentare una opportunità per il nostro Paese per proporsi come hub europeo del gas.

Ufficio Stampa Safe

Elena Di Francesco

Tel. 06.53272239

elena.difrancesco@safeonline.it

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