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lunedì 27 febbraio 2017

EARTH HOUR 2017. USERFARM E’ PARTNER MONDIALE DEL WWF PER I 10 ANNI DELL’ORA DELLA TERRA.

COSI' LA COMMUNITY DI FILMMAKER DI TUTTO IL MONDO SI METTE AL LAVORO PER "CURARE" IL PIANETA.

OBIETTIVO: SENSIBILIZZARE E COINVOLGERE I MILLENIALS PER UN FUTURO SOSTENIBILE

 

Londra, 27 febbraio 2017Userfarm.com, La più grande community di filmmaker del mondo, è global partner 2017 della più importante movimentazione di massa a favore dell'ambiente promossa dal WWF.

L'Ora della Terra compie quest'anno 10 anni e la piattaforma Userfarm, per celebrare questo importante traguardo, ha invitato i filmmaker di tutto il mondo a realizzare contenuti ispirazionali su un tema così importante e sentito. 

Millions Reasons to Take Actions è il titolo della call che ha come obiettivo quello di stimolare la mobilitazione mondiale a favore del nostro Pianeta contro i cambiamenti climatici e di colpire le coscienze dei Millenials che hanno in mano il futuro di questo Pianeta. 


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Italian Climate Network. Per 7 Miliardi di emissioni di CO2 in piu'

ONG, mondo politico e comparto industriale insieme per discutere del ruolo dell'Italia all'interno delle politiche climatiche dell'UE

Durante la giornata di giovedì 23 febbraio lo Spazio Europa gestito dall'Ufficio d'informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea è stato teatro di un workshop dedicato al ruolo dell'Italia all'interno delle politiche climatiche dell'Unione Europea, che ha visto esponenti della società civile, del mondo politico e del settore industriale alternarsi sul palco di fronte a una platea eterogenea.

L'evento è stato organizzato da Italian Climate Network, Legambiente e Climate Action Network – Europe e ha rappresentato una preziosa occasione di approfondimento e dialogo in un periodo cruciale per l'agenda climatica europea. Attualmente è infatti in fase di discussione la riforma per la quarta fase (2021 – 2030) dell'EU Emissions Trading Scheme (EU ETS), il mercato europeo delle quote di emissione di anidride carbonica, che costituisce uno degli strumenti principali dell'UE nella lotta ai cambiamenti climatici.

Altro tema di rilievo affrontato nel corso del workshop è stato l'Effort Sharing Regulation, ossia la suddivisione tra gli Stati Membri dell'obiettivo comunitario di riduzione delle emissioni del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005 per quei settori non coperti dall'EU ETS. Effort Sharing Regulation e EU ETS costituiscono infatti le due parti che - insieme al cosiddetto LULUCF (uso del suolo e settore forestale) - vanno a comporre l'obiettivo comunitario generale di riduzione delle emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto al 1990.

"L'Europa ha bisogno di politiche climatiche efficaci e ambiziose, in accordo con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi - ha dichiarato Veronica Caciagli, Presidente di Italian Climate Network. - E' una fase cruciale per il nostro futuro climatico: i tempi per rispondere alla crisi climatica sono sempre più stretti. E' il momento di agire. In questo quadro, è cruciale assicurare che anche gli strumenti per la riduzione delle emissioni di gas serra, come l'Emission Trading, siano strutturati in modo efficace." 

"Il budget di carbonio dell'ETS è immenso e soprattutto autorizza ca. 6-7 miliardi di emissioni di CO2 in eccesso rispetto a quelle che sono le emissioni reali nel periodo 2021-2030 - aggiunge Gabriele Motta di Italian Climate NetworkEssere ambiziosi in campo politico nell'ETS vuol dire in primo luogo ridurre l'enorme surplus. Ciò avrà un impatto immediato sul prezzo del carbonio e darà un segnale chiaro a tutti i settori produttivi europei. Al tempo stesso, la riduzione delle emissioni attraverso l'innovazione tecnologica equivarrà ad aumentare l'efficienza e la competitività europea su scala globale".



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Clima: Domani a Bruxelles Consiglio Ambiente. “L’Italia persegua davvero impegni Parigi e chieda obiettivi più ambiziosi per Emission Trading Scheme”


Greenpeace, Legambiente, WWF, Italian Climate Network, Coordinamento Free e Kyoto Club rivolgono un appello al Ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti: l'Italia deve avere un ruolo propulsivo per rendere efficace il meccanismo dell'Emission Trading, non attestandosi su posizioni di mera difesa di alcuni settori e aiutando così mediazioni al ribasso, ma contribuendo a rendere davvero efficace lo schema quale strumento di lotta al cambiamento climatico e riconversione dell'economia. È essenziale che la UE riaffermi la propria leadership a livello globale sul clima.
L'appello arriva alla vigilia della riunione dei Ministri dell'Ambiente della UE a Bruxelles (domani).  Un appuntamento molto importante per il futuro perché al primo punto all'ordine del giorno, è previsto l'esame della revisione dell'Emission Trading Scheme (ETS), il meccanismo europeo di scambio delle emissioni il cui obiettivo dovrebbe essere quello di far pagare gli emettitori di CO2 per disincentivarli dal bruciare combustibili fossili e rendere disponibili risorse per le tecnologie pulite e il risparmio energetico. L'esame della riforma è il primo passo nell'ambito del Pacchetto Clima-Energia 2030, teso a preparare la UE a dare il proprio contribuito al raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul Clima. Sarà decisiva la scelta del Governo italiano: starà con il fronte più avanzato dei Paesi che (seppur con ancora troppa prudenza) vogliono davvero ridurre le emissioni o invece dietro a dichiarazioni retoriche andrà ancora a braccetto con la Polonia e ii paesi meno ambiziosi?
Grazie a obiettivi di riduzione delle emissioni troppo modesti, furbizie, scappatoie che hanno permesso di partire da livelli di emissione superiori a quelli reali, creando un surplus di quote, nonché generose elargizioni di quote gratuite, il sistema ETS in questi anni non è riuscito a raggiungere l'obiettivo di ridurre le emissioni in modo efficace e a fornire alle industrie quell'incentivo a innovare, contribuendo così a trasformare il sistema energetico e industriale nella direzione della decarbonizzazione. Il prezzo delle quote ETS si è attestato ad appena 4 euro per tonnellata di CO2 nel 2016, mentre il surplus di emissioni accumulatosi nel sistema è continuato a crescere, fino a raggiungere 3 miliardi di tonnellate di CO2. "Ci auguriamo di non sentire ancora piagnistei per conto delle aziende energivore che lamentano la non competitività per il prezzo dell'energia, quanto invece godono di cospicui sconti in bolletta, e propongono una visione industriale di stampo ottocentesco", sottolineano gli ambientalisti. "Si faccia piuttosto piena luce sui sussidi diretti e indiretti dati loro sulla bolletta e sulle sovra-allocazioni di quote gratuite ricevute da questi settori". 
Il Parlamento Europeo, nella plenaria dello scorso 15 febbraio, ha purtroppo adottato una proposta di riforma del tutto inadeguata ad affrontare l'attuale crisi del sistema ETS, che mantiene un mercato del carbonio inefficiente per almeno un altro decennio, ed è in piena contraddizione con l'Accordo di Parigi. I ministri dell'Ambiente devono quindi Assumere l'iniziativa e l'Italia deve avere un ruolo attivo per trasformare finalmente l'ETS in uno strumento utile per la decarbonizzazione dell'economia europea. Le proposte di riforma attualmente sul tavolo del Consiglio non danno ancora risposte adeguate all'attuale crisi dell'ETS. Secondo ricerche indipendenti, il sistema rimarrà in condizione di surplus sino al 2030 se il meccanismo non sarà profondamente rafforzato. È cruciale l'eliminazione immediata e permanente dell'intero surplus, incluse le quote spostate nella Market Stability Reserve (MSR), che devono essere eliminate alla fine di ogni periodo di scambio. Per evitare l'accumulo nel 2021 di un enorme surplus – e l'ulteriore riduzione del prezzo del carbonio – il punto di partenza deve attestarsi ai livelli reali di emissione, ossia al livello medio delle emissioni del periodo 2017-2019. Tutti gli introiti delle aste vanno utilizzati per una rapida decarbonizzazione europea, sostenendo solo misure a sostegno dell'efficienza energetica e delle rinnovabili. La riforma deve anche includere un Fondo per finanziare l'azione climatica internazionale e un Fondo per la transizione giusta, a sostegno della riconversione produttiva e occupazionale delle attività maggiormente colpite dagli interventi di decarbonizzazione.
L'Europa deve anche introdurre meccanismi di revisione periodica dei propri obiettivi anche nell'ETS, in coerenza con i processi concordati a livello internazionale, per poter concretamente contribuire a realizzare gli impegni assunti a Parigi: tali meccanismi devono prevedere una revisione al rialzo degli obiettivi.

Il presente comunicato viene inviato dall'Ufficio stampa del WWF Italia per conto di Greenpeace, Legambiente, WWF, Italian Climate Network, Coordinamento Free e Kyoto Club.

Roma, 27 febbraio 2017


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#FQTS2020, Terzo Settore alla prova su sostenibilità e valutazione delle competenze

 
#FQTS2020

Sostenibilità e valutazione delle competenze, il Terzo Settore alla prova

 

Innovazione, sostenibilità, sviluppo delle competenze: sono queste le parole chiave che hanno segnato la quarta settimana intensiva di #FQTS2020, il progetto di formazione per i quadri delle organizzazioni di terzo settore del Sud.

Gli oltre 300 corsisti, riuniti a Salerno dal 21 al 25 febbraio, si sono confrontati con ospiti importanti e docenti provenienti da tutta Italia sui 4 curriculum in cui si declina l'attività formativa (Territorio, Cittadinanza, Benessere, Futuro).

I partecipanti di #FQTS2020 hanno potuto riflettere sull'importanza della "spinta dal basso" e del coinvolgimento della società civile e del Terzo Settore nel costruire un modello di economia circolare e sostenibile che punti alla riduzione dell'impatto ambientale e alla valorizzazione delle comunità locali come agenti di sviluppo.

Una delle giornate formative di Salerno ha visto i corsisti impegnati nella realizzazione della Fiera dell'Innovazione, un percorso didattico-formativo teso alla progettazione partecipata di idee innovative e sostenibili, immaginate come soluzioni concrete ed effettivamente realizzabili.

Durante la settimana formativa, circa settanta corsisti, che ne avevano fatto richiesta,  hanno iniziato il percorso di emersione ed eventuale validazione delle competenze attraverso un processo di auto ed etero valutazione. 


Esperienza pilota, questa, che potrebbe essere la base di importanti sviluppi sia di tipo formativo che organizzativo.

La settimana appena conclusa, che si colloca all'interno del triennio formativo 2015/2017,  è la prima di quest'anno; la prossima si terrà sempre a Salerno nel mese di settembre. 


Nel frattempo, i partecipanti continueranno a seguire le attività in e-learning e le sessioni formative in presenza che si terranno  nelle sei regioni interessate dal progetto (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia).

 

FQTS2020 è promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore, Consulta del Volontariato presso il Forum, ConVol – Conferenza Permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato, CSVnet – Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD.

 

E' possibile seguire il progetto su Facebook: FQTS  e Twitter: @progetto_fqts




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venerdì 24 febbraio 2017

M’Illumino di meno: Ecolamp ricicla le apparecchiature che… non illuminano più


Per la festa del risparmio energetico promossa da Caterpillar, Ecolamp ricorda le tre modalità per smaltire correttamente le lampade non più funzionanti


Milano, 24 febbraio 2017 –  Il Consorzio Ecolamp aderisce alla campagna "M'illumino di meno" promossa dal programma radiofonico Caterpillar di Radio 2, giunta quest'anno alla tredicesima edizione. Durante la giornata dedicata al risparmio energetico, Ecolamp, il Consorzio dedito alla raccolta e al riciclo delle apparecchiature di illuminazione giunte a fine vita, invita a spegnere le luci in adesione alla manifestazione e ricorda come si smaltiscono correttamente le lampadine e le fonti luminose che… non illuminano più.

«Nel tempo dell'economia circolare, che permea ogni passaggio del ciclo di vita di un prodotto, dalla progettazione alle tecniche di produzione fino al riciclo e al recupero di materie prime per l'alimentazione di un nuovi cicli produttivi, il risparmio energetico che ognuno può realizzare - commenta Fabrizio D'Amico, direttore generale di Ecolamp - è frutto di una molteplicità di comportamenti virtuosi come la scelta di prodotti dai consumi energetici ridotti o l'utilizzo corretto dei vari dispositivi elettrici, da spegnere ogni qual volta non siano in uso. Tuttavia il risparmio di energia e di altre importanti risorse è possibile anche quando un prodotto ha apparentemente concluso la propria vita utile: grazie infatti al riciclo dei cosiddetti rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) una quantità consistente (a volte prossima al 100 per cento) dei materiali di cui sono composti può trovare nuovo impiego, senza la necessità di ricorrere allo sfruttamento di ulteriori materie prime».

Negli ultimi anni l'osservatorio privilegiato di Ecolamp, il consorzio non-profit per il recupero e lo smaltimento delle apparecchiature di illuminazione, ha registrato un importante miglioramento della raccolta differenziata dei RAEE da parte dei cittadini, con dati di crescita in quasi tutti i casi a doppia cifra. 

Per quanto riguarda le sorgenti luminose, ad esempio, il 2016 ha segnato un +17 per cento (dati del Centro di Coordinamento RAEE) rispetto all'anno precedente, nella raccolta complessiva nazionale. Ecolamp, che garantisce la corretta gestione dei rifiuti di illuminazione per i produttori di settore che ad essa fanno riferimento e che rappresentano circa il 50 percento del mercato italiano delle lampade, nel 2016 ha avviato a corretto trattamento 1.850 tonnellate di sorgenti luminose a fine vita, da cui sono stati recuperati oltre il 97 per cento dei materiali.

In occasione di "M'illumino di meno" Ecolamp ricorda le 3 possibili modalità a disposizione dei cittadini per un corretto conferimento delle lampadine non più funzionanti:

ü      Presso uno degli oltre 3.900 Centri di Raccolta Comunali: sono presenti su tutto il territorio nazionale e hanno a disposizione appositi contenitori per la raccolta differenziata delle diverse categorie di RAEE. Le lampadine vanno gettate nei contenitori del raggruppamento R5. Per aiutare i cittadini a individuare il Centro di Raccolta più vicino, Ecolamp ha messo a disposizione l'applicazione "L'isola che c'è", scaricabile gratuitamente su dispositivi iOs e Android, e la pagina web https://www.ecolamp.it/centri-raccolta/;

ü      Col "ritiro uno contro uno": è possibile consegnare gratuitamente il proprio rifiuto al negoziante, quando si acquista un prodotto nuovo equivalente (esempio: lampadina contro lampadina). Una soluzione pratica per smaltire correttamente il rifiuto, in occasione di un nuovo acquisto;

ü      Col "ritiro uno contro zero": da luglio del 2016 è possibile consegnare gratuitamente il proprio piccolo RAEE (di lunghezza inferiore a 25 cm) al negoziante, senza dovere sostenere alcuna spesa e senza alcun obbligo di acquisto. Sono tenuti ad applicare questa modalità di ritiro i punti vendita con una superficie dedicata alle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche maggiore di 400mq. Possono comunque applicarla, in maniera facoltativa, anche gli altri negozi.

Una corretta raccolta e il conseguente recupero delle sostanze inquinanti contenute in alcune sorgenti luminose consente di salvaguardare l'ambiente e la salute di tutta la collettività. Inoltre, le materie prime seconde che vengono recuperate grazie al trattamento dei rifiuti di illuminazione presso impianti specializzati e certificati, possono essere reinserite nel ciclo produttivo, secondo i principi alla base dell'Economia Circolare e con importanti risparmi di risorse naturali.


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giovedì 23 febbraio 2017

TRAPIANTI IN LAGUNA: LE FANEROGAME RIPOPOLANO I FONDALI

Progetto europeo LIFE SERESTO


Presentazione pubblica dei primi risultati del progetto venerdì 24 febbraio dalle 9.45 all'Auditorium Santa Margherita (Venezia)

VENEZIA – Il trapianto di fanerogame in laguna è riuscito. Lo stato ecologico delle aree ripopolate con praterie di piante acquatiche sta migliorando. 

Lo dicono i risultati preliminari del progetto europeo SeResto, cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito del programma Life, coordinato dall'Università Ca' Foscari Venezia e condotto in collaborazione con l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche e dell'associazione Laguna Venexiana Onlus.

I risultati dei primi tre anni di lavoro saranno presentati nel corso di un incontro aperto al pubblico che si terrà venerdì 24 febbraio dalle 9.45 nell'Auditorium Santa Margherita di Ca' Foscari.

Su 35 siti di trapianto, ben 33 hanno avuto successo. Dove le piante sono presenti dalla prima campagna del 2014, la qualità dello stato ecologico è passata da 'scarso' a 'buono'. L'area interessata, la Laguna Superiore di Venezia, è classificata di 'interesse comunitario' dall'Europa. Obiettivo del progetto è favorire la ricolonizzazione di praterie di piante acquatiche, soprattutto con il trapianto di Zostera marina e Zostera noltei (Zosterella).

«Il consolidamento e ripristino dell'habitat acquatico lagunare – spiega Adriano Sfriso, coordinatore scientifico del progetto e professore di Ecologia al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica - sta già contribuendo al raggiungimento del buono stato ecologico dei corpi idrici della laguna favorendo l'aumento della biodiversità e dei servizi ecosistemici forniti da un ambiente lagunare in buone condizioni ecologiche. Ad esempio, sono in corso miglioramenti della qualità delle acque e del 'sequestro' della CO2, incrementi della produttività ittica e della presenza aviaria,  e un ritorno all'uso ricreativo per attività di eco-turismo. Il successo della ricolonizzazione può essere ostacolato dall'influenza delle foci dei fiumi, da elevate concentrazioni di nutrienti, soprattutto fosforo, e dalla presenza di macroalghe opportuniste».

Particolarità del progetto è il coinvolgimento della comunità locale: i trapianti e la cura dei siti di nuova colonizzazione sono realizzati dai membri di associazioni amatoriali attive da lungo tempo in laguna, con la supervisione degli esperti scientifici.

Il titolo del progetto è "Habitat 1150* (Coastal lagoon) recovery by SEagrass RESTOration. A new strategic approach to meet HD & WFD objectives". Gode del contributo dello strumento finanziario LIFE dell'Unione Europea che contribuisce al 75% del costo totale del progetto (1.563.898 euro).


Sito web del progetto: http://www.lifeseresto.eu/


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Buche e strade dissestate: la soluzione per le Pubbliche Amministrazioni arriva dagli asfalti modificati con gomma riciclata

CIRCULAR ECONOMY & INFRASTRUTTURE


Aggiungendo gomma riciclata dai Pneumatici Fuori Uso al bitume si ottiene un asfalto "silenzioso", che resiste al formarsi di crepe e buche e dura fino a 3 volte di più. 

Una valida soluzione tecnologica che torna con forza ad Asphaltica di Verona con nuovi strumenti ed esperienze per facilitarne l'adozione da parte delle Pubbliche Amministrazioni.


Una strada che dopo quasi 10 anni è ancora in perfetto stato e non ha avuto bisogno di nessun intervento di manutenzione, nonostante un costante transito di mezzi. E che riesce anche a ridurre il rumore generato dal passaggio dei veicoli. Potrebbe sembrare fantascienza e invece sono i vantaggi dell'aggiunta di gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso all'asfalto di cui stanno beneficiando i cittadini di Canali, in provincia di Reggio Emilia.
Un caso-esempio non isolato, per fortuna, dato che ad oggi sono oltre 370 i km già realizzati con asfalti modificati con gomma riciclata in 33 Province italiane.

Ridurre il più possibile il ricorso ad interventi manutentivi a parità di costo iniziale era l'obiettivo dell'Amministrazione Provinciale reggiana quando progettò l'intervento nel 2006.
Purtroppo però, in Italia non erano ancora diffuse tecnologie in grado di soddisfare completamente questi criteri. L'occasione per centrare gli obiettivi si presentò con la diffusione qualche anno dopo degli asfalti modificati con gomma riciclata, le cui prestazioni convinsero l'Amministrazione a modificare il progetto iniziale. Il risultato? Una strada ancora in perfetto stato di esercizio e che, non avendo avuto bisogno di manutenzione, ha portato anche ad un notevole risparmio economico complessivo.

Alla Fiera Asphaltica di Verona, principale appuntamento nazionale per la filiera dell'asfalto, il 24 febbraio nel corso di un convegno Ecopneus presenterà due manuali tecnici (di cui uno dedicato proprio all'esperienza della "Variante Canali") che contengono specifiche e dettagliate indicazioni tecniche per la progettazione e realizzazione di asfalti modificati con gomma riciclata da PFU.

In Italia larga parte della gestione dei Pneumatici Fuori Uso è coordinata dalla società senza scopo di lucro Ecopneus, che è impegnata anche nel diffondere informazioni e conoscenza su quelle applicazioni della gomma riciclata ad "alto valore aggiunto" ossia dove la gomma riciclata porta concreti benefici rispetto altri materiali analoghi, come nel caso degli asfalti modificati.

L'obiettivo dei due manuali è quello di fornire delle indicazioni tecniche "pronte all'uso" a tutti quei soggetti deputati alla progettazione, realizzazione e manutenzione della rete stradale, che possano facilitare un'adozione su larga scala di questa valida tecnologia.

Il secondo manuale, infatti, realizzato dal Dipartimento Ingegneria Civile e Industriale dell'Università di Pisa, analizza le fasi di progettazione e realizzazione degli asfalti modificati fornendo indicazioni puntuali su quale sia la migliore soluzione tecnologica da adottare a seconda dei benefici che si vogliono ottenere. Modulando opportunamente le temperature di produzione del bitume con le tecnologie di stesa del manto stradale è infatti possibile ottenere pavimentazioni meno rumorose, dalle ottime caratteristiche superficiali, sia in contesti urbani che extra urbani, che necessitano di meno manutenzione e che quindi hanno anche costi complessivi inferiori.

Un'ampia diffusione degli "asfalti modificati" consentirebbe di ottenere sia benefici di carattere ambientale, dato l'impiego di un materiale derivato dal trattamento di un prodotto a fine vita, ma soprattutto benefici per la salute delle persone esposte al rumore del traffico, per la salute delle strade e dei nostri veicoli ed anche per le tasche della Pubblica Amministrazione.




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